Siamo presso l’aia di Enrico Paoletti, padre di Mannì, a Rocche Ceppino.
La foto fu scattata dalla coppia Amerigo Bartolozzi e Lola Tempestini; questi erano venuti dalla Toscana per salutare i figli più grandi dei Durante, che facevano i venditori ambulanti in Toscana.
Il padre e la madre lavoravano i campi a mezzadria. Si trasferirono da Campovalano a Rocche per lavorare i terreni delle “Marane” gestiti dai Bonanni.
Lavoravano anche come braccianti agricoli a giornata, specialmente nei momenti cruciali dell’anno agricolo.
Al periodo di questa fotografia risale il ritorno a casa del piccolo Vittorio, che era stato portato all’età di 2 anni, assieme alle sorelle Fioretta e Michelina, al collegio di religiosi di Corropoli, a causa della povertà della famiglia.
Come ricorda Vittorio, la campagna, già a partire dagli anni ’50, non rendeva più come un tempo e anche da Rocche i giovani prendevano la via dell’emigrazione, o del commercio ambulante, quest’ultimo gestito da mediatori camplesi.
I mediatori assegnavano le aree dove praticare il mestiere di ambulante; ai rocchetani era assegnata la provincia di Firenze e Pistoia.
Così i fratelli di Vittorio presero la via del commercio, e in Toscana vendevano aghi, forbici, specchietti rotondi e le “pettinesse”, piccoli pettini utili per togliere i pidocchi dai capelli.
Giravano i paesi a piedi o in bicicletta gridando: “aghi spille specchi, e corone per giovani e vecchi!” => vedi pannello 15A
Anche le sorelle Michelina e Fioretta seguirono i fratelli in Toscana, trovando impiego presso i maglifici di San Piero Agliana (PT).
Altra via di emigrazione per molti rocchetani era pure Roma, dove le sorelle di Vittorio, Elena e Maria, trovarono impiego come donne di servizio.
Vittorio ebbe un altro destino: all’età di 12 anni aveva seguito in Toscana i fratelli, ma dopo 2 anni, per occuparsi dei genitori malati, e anche per il suo attaccamento al paese, rifece le valige per tornare a Rocche. Qui ricominciò la sua vita da solo.