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Pannello 10 - La mietitura a mano: tanti sudori, gran maccheroni!

Giugno 1970. Tutta la famiglia Stuppini, composta dai genitori Vincenzo e Luisa Corradi, i figli Pavina e Isacco, la zia Ersilia Esposito, è impegnata nel lavoro della mietitura, sui terreni disposti lungo la salita per il colle San Nicola
Pannello 10 - La mietitura
Giugno 1970. Tutta la famiglia Stuppini, composta dai genitori Vincenzo e Luisa Corradi, i figli Pavina e Isacco, la zia Ersilia Esposito, è impegnata nel lavoro della mietitura, sui terreni disposti lungo la salita per il colle San Nicola

La mietitura a mano è stata praticata fino agli anni Quaranta-Cinquanta del Novecento, successivamente è rimasta solo in zone montane e in piccoli appezzamenti scoscesi, che non permettevano l’utilizzo delle mietitrici meccaniche.

Tecnicamente, nella mietitura a mano si usava la “falce messoria” (la faucìje), dalla lama sottile e non dentata, che si impugnava con la mano destra, mentre con la mano sinistra si stringevano i fasci di spighe (“manocchi”, da mano) che venivano legati con steli di paglia.
Tanti manocchi formavano una “cavalletta”. Le cavallette venivano poi trasportate nell’aia, in attesa dell’arrivo della macchina trebbiatrice.
Per evitare ferite alla mano sinistra da parte della falce, a protezione delle dita, si indossavano dei ditali di canna (vedi foto sotto, ditali da mietitura esposti presso Museo delle Genti d’Abruzzo, Pescara).

La mietitura era un lavoro collettivo ed organizzato. Nei campi di modeste dimensioni partecipavano tutti i componenti della famiglia, come nel caso della famiglia di Pavina.  Spesso anche i vicini venivano coinvolti. L’aiuto ricevuto dai vicini veniva ricambiato con altre prestazioni agricole, da prestare presso il loro campo.
Nei campi molto estesi, invece, si organizzavano vere e proprie squadre di braccianti. Il lavoro si interrompeva nei momenti in cui le donne portavano la merenda nel campo (vedi sotto, foto di Santina Di Antonio, mietitura 1965).

Pavina e Isacco
Un'altra foto di Pavina e Isacco seduti sui manocchi

 

 

 

“Ecchela mò vè.. mo vè, la padrone! E’ mmo ce la revò: nu becchierucce” foto di Santina Di Antonio, mietitura 1965
“Ecchela mò vè.. mo vè, la padrone! E’ mmo ce la revò: nu becchierucce”
foto di Santina Di Antonio, mietitura 1965

 

 

 

 

   Ditali da mietitura esposti presso Museo delle Genti d’Abruzzo

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