Al gruppo collettivo dei mietitori manuali, si è sostituita una singola figura.
La comparsa della macchina nelle sue varie tipologie, nella vita contadina, introduce il senso del progresso associato alla velocità e alla razionalità del lavoro.
La mietilega costituisce il primo accenno di una meccanizzazione della mietitura: il passaggio dalla falce alla mietilegatrice.
Questa macchina si assemblava dalla motofalciatrice, a cui si doveva sostituire la parte "falciante" con la mietilegatrice. Come ci racconta Tonino: - per portarla c'era bisogno di braccia, gambe, cuore e........tanto sudore!-
Nella foto sono visibili due momenti:
in primo piano la mietitura meccanica di Santino (1921-2020), con i covoni, o manne (a Rocche chiamate "manocchi"), che la macchina legava con corda e lasciava allineati nel suo percorso di lavoro ordinati e già legati;
più in fondo la mietitura manuale con la falce di Giustino, un vicino, e i covoni ancora da sistemare.
Il lavoro successivo consisteva nel raccogliere i covoni per formare la "cavalletta" (visibile subito al di sopra di Santino nella foto), sistemandoli in un ordine ben preciso: cinque covoni per piano (a stella), per resistere al vento, e le spighe rivolte verso l'interno, per proteggerle dalla pioggia.
I manocchi, in un secondo tempo, venivano trasportati nell'aia, dove veniva edificata la "serra", cioè un enorme cumulo dell'intero raccolto, e ove veniva effettuata la trebbiatura.
Tutta questa lunga e complessa serie di operazioni fu pian piano soppiantata dall'avvento delle mietitrebbiatrici, che, in un unico passaggio, riuscivano a fare la raccolta e la trebbiatura.
Nella foto qui sotto, lavoro collettivo: con la forca si spostano i manocchi, dalla serra, al “solleva-manocchi” della trebbiatrice. Foto di Tonino Di Baldassarre.
