Commento di copertina

Una suggestiva mostra campestre che coinvolge i visitatori con immagini, voci e suoni di un tempo contadino, quando i ritmi di vita erano dettati dal ciclico percorso stagionale e da come, dopo il secondo conflitto mondiale tutto sia stato stravolto promuovendo l'emigrazione verso nuovi stili di vita. Una mostra che fa riflettere sul valore della "memoria' collettiva. Vale la pena "percorrerla".

la visita di MARr CuORd è una esperienza imperdibile. Una passeggiata tra i campi, guardando foto d'epoca ed ascoltando preziose testimonianze: i ricordi degli abitanti di Rocche, i canti popolari, la lettura di brani del libro "Con la festa nel cuore"  di Elisa Lizzi. Consiglio a tutti di visitarla, e specialmente alle famiglie con bambini ❤

Lungo la via Nazionale scorre la vita moderna con i suoi traffici, che veicolano indifferentemente uomini e merci; basta inoltrarsi per una calle laterale perchè la natura riprenda il sopravvento col suo flusso lento e pacato; qui, a destra e a sinistra, sono ubicati i pannelli di una mostra che parla di un momento del nostro Novecento, quando ancora esisteva la civiltà rurale con i suoi tempi stagionali; mestieri ed eventi agricoli, ripetendosi con una consuetudine simile ad una ritualità sacra, offerta alla Grande Madre Terra,scandiscono la vita che si assopisce nel sonno invernale per rinascere più vigorosa in primavera e raggiungere il suo culmine nella lunga estate fino al pieno autunno con la raccolta dei frutti. Qui l'uomo non solo rinasce ad ogni tappa, ma ha modo di riflettere ed accettare il suo destino in seno a quella mobile eternità che Dio ha immesso nel creato.
Ma la mostra presenta la civiltà contadina , dopo millenni di ciclico sviluppo, in un momento di vacillante culmine, di presentimento del suo prossimo ed inesorabole crollo. La minaccia viene dall'emigrazione, la prima all'inizio del secolo per motivi di miseria e necessità, la seconda, indefinita e cintinuativa, dietro le illusioni di felicità e progresso , messi in atto dalla pubblicità industriale. Intorno alla metà del secolo le famiglie si allontanano per urbanizzarsi nella vicina città di Roma e verso il più allettante Nord industrializzato .I contadini lasciano un mondo familiare e noto per immettersi nell'anonimato cittadino, solo appagati dalla vetrina del consumismo.
La mostra vuole dare questo messaggio nostalgico verso " le buone cose" del passato, ma , purtroppo, ancora adesso si potrà udire, lungo il tragiitto, voci inneggianti al progresso tecnologico, e compassionevoli verso quel lavoro dei campi, che, invece, univa uomini ed animali fraternamente in una energia creatrice ed appagata pienezza. Elisa Lizzi

La splendida sequenza espositiva dei pannelli fotografici voluta testardamente da Andrea Salemi ( e realizzata con il generoso aiuto di tanti ) consente ai contemporanei di acquisire consapevolezza delle radici della propria Comunità di appartenenza. Per gran parte del '900 riaffiorava spesso il seguente slogan: Veniamo da lontano e andiamo lontano. L' attuale iniziativa che postula tassativamente una visita a Rocche di Civitella è meno pretenziosa.
" Veniamo da lontano e intanto ci fermiamo a coccolare le emozioni che i ricordi ci comunicano".
Chissà che la Comunità non tragga auspicio da questa iniziativa per maggiori coesione, e solidarietà, e armonia. Grande Rocche!

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